Notturno Concertante

Ethno Rock Progressive

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Journey through the past

Posted by admin On settembre - 29 - 2009

 


 INTERVISTE

 

A differenza degli indimenticabili anni '70, gli '80 furono tristi ed avari per il progressive tricolore: a parte qualche rara eccezione come Aurora Lunare, Abissi Infiniti e Human Expression non ci fu seguito all'esplosione new prog capitanata da Marillion, IQ, Pendragon e Twelfth Night. Arriverà verso la fine degli '80 un "boom" simile a quello d'oltremanica: Ezra Winston, Malibran, Edith, Arcansiel e tanti altri che fecero ben sperare per le sorti dell'agonizzante (già da tempo…) prog italiano. Tra queste bands un posto d'indubbio rilievo spetta al glorioso Notturno Concertante, formazione irpina che, nata nella prima metà della "decada perdida", bene rappresentò i fermenti, gli umori, le speranze ed i sogni di quel periodo, con quattro ottimi lavori ed una serie di partecipazioni ai festivals dell'epoca.

 


 

Caro Lucio, porgo anche a te il consueto saluto da parte di Progmagazine! Cominciamo subito col rinfrescare la memoria ai nostri lettori: Notturno Concertante, oltre a significare un momento importante per la musica campana, è anche il nome di una delle più note prog band italiche degli ultimi 15 anni. Ti va di riassumerci un po' il periodo in cui vi formaste?

Grazie per i saluti che ricambio! Siamo partiti come duo e adesso, dopo una quindicina d'anni, siamo tornati un duo. In realtà nel Notturno sono state coinvolte varie  persone, ma nessuna mai in maniera profonda e convinta come me e Raffaele Villanova. Abbiamo cominciato, dicevo, come duo acustico in un periodo che vedeva la rinascita di interesse per il progressive specialmente in Inghilterra. Io, poi, ero letteralmente "affamato" di questo genere, dopo anni di disco music e punk rock. Ricordo, in particolare, di aver avuto sentore di questa rinascita leggendo una recensione su Rockstar che demoliva, tanto per cambiare, i Marillion. Sono corso subito a comprare il disco in questione, Script for a jester's tear, e non me ne sono pentito. Da notare che lo stesso giornale, dopo che la EMI, etichetta per la quale i Marillion all'epoca incidevano, comprò un po’ di pagine di pubblicità sulla rivista, corresse, chissà perché, il suo giudizio…..Erano anni in cui esisteva la speranza di suonare una musica che non fosse sempre e per forza banale e che potesse addirittura durare nel tempo. Sicuramente è stata un illusione: ma io non mi pento di averci creduto.

 

La prima incisione in assoluto del gruppo risale al 1987: il brano "Nocturne" appare sulla compilation "Double Exposure", prodotta da Steve Wilson (sì, il deus ex machina dei Porcupine Tree…). Con voi anche mostri sacri come Anthony Phillips e Geoff Mann e nomi prestigiosi come Rousseau e Galadriel. Ce ne parli?

Era già uscita una prima compilation intitolata semplicemente Exposure, proprio nel clima di rinascita progressive di cui ti dicevo. Contattai Steve Wilson. Penso di avergli spedito il demo della canzone che avevamo intenzione di registrare. Poco dopo avergli consegnato il master mi scrisse dicendomi che aveva trovato il pezzo particolarmente interessante e che lo avrebbe collocato a chiusura della doppia compilation. Fu la nostra prima esperienza discografica e fu particolarmente gratificante il fatto di condividerla con musicisti come Anthony Phillips, il primo chitarrista dei Genesis, che avevamo molto apprezzato.

 

1989: arriva il vostro primo lavoro, "The hiding place", prodotto dalla Musea. Innanzitutto, come arrivaste a Gueffier e Grosse?

In realtà il disco lo abbiamo prodotto noi del Notturno perché la Musea lo ha semplicemente stampato e, si fa per dire, distribuito. Dopo aver registrato il master ho contattato Sandro Pallavicini, all'epoca molto coinvolto nel fenomeno del new prog rock italiano, che ci ha suggerito di rivolgerci alla Musea.

 

E' tuttora un lavoro molto bello, ancora oggi ricordato come uno dei migliori di quegli anni: quali erano i vostri punti di riferimento? E che aria si respirava in quel periodo così particolare?

Sappiamo bene che la registrazione non è proprio il massimo, ma abbiamo dovuto genstire  in prima persona anche quest'aspetto perché il tecnico dello studio che affittammmo era anch'egli non molto esperto. Forse The hiding place è un lavoro ingenuo, ma  sincero. I nostri punti di riferimento, sarebbe ipocrita negarlo, erano un po’ tutti i mostri sacri del progressive, in particolare i Genesis e i Marillion. Specie questo gruppo ci intrigava particolarmente grazie al fatto che avevano saputo rivitalizzare il progressive con robuste dosi d'energia e lo avevano reso appetibile anche al grande pubblico. Io ero stato, negli anni della mia adolescenza, un semplice fruitore di musica e il fatto di essere in grado, ad un certo punto, di fare quella musica che tanto mi piaceva mi riempiva d'orgoglio; come Notturno credevamo di essere parte di una rinascita di un fenomeno musicale non banale. E il concerto che tenemmo a Scandicci ce lo confermò: conoscemmo gli Ezra Winston, delle persone veramente squisite, con cui subito legammo.

 

Da Metz a Sanremo, dalla Musea passaste alla Mellow, la quale pubblica nel 1993 il meraviglioso "Erewhon". Quali le differenze da "The Hiding place"?

Per noi fu una cambiamento in molti sensi. Sentivamo che si poteva dire qualcosa di più personale, senza rinnegare niente, s'intende. Ci sentivamo più sicuri del fatto nostro, abbiamo curato gli arrangiamenti con più attenzione, era cresciuta in noi una nuova sensibilità e infine avevamo allestito un  nostro studio di registrazione per poter essere liberi di pensare la nostra musica.

 

"Erewhon" nasce in un momento difficile per l'Italia, quello di Tangentopoli; è musicalmente raffinato, romantico e malinconico, contenutisticamente molto duro: ci parli di queste sue caratteristiche?

C'era, allora, con la caduta del regime partitocratico, la nascita di una speranza, presto delusa. I  testi sono davvero pessimisti, ispirati al nostro carattere nazionale, che sotto sotto aspira a un eterno fascismo, più o meno travestito, come l'attuale situazione politica ampiamente documenta. La musica è molto più personale rispetto al primo album. Capivamo che non era necessario mettere trenta idee in un pezzo: ne bastavano molte di meno arrangiate con equilibrio. Pensandoci bene a partire da questo cd la nostra meta musicale è stata quella di realizzare cose semplici e belle. Almeno è quanto  abbiamo provato a fare! E la cosa che più ci dava soddisfazione era che stavamo trovando una nostra propria strada.

 

 

 

Affrontaste in modo molto personale il dramma della corruzione e del malcostume italiano di quegli anni, una scelta controcorrente per il progressive, solitamente alle prese con "fiabe" e metafore esistenziali…

Non trovo  nulla di male nel parlare di aspetti personali nei testi: è quello che ho fatto nel primo album. E trovo sciocca e insensata la pretesa di dire, come certa critica militante di sinistra alla Gino Castaldo, che se un prodotto non è impegnato non è buono. La situazione politica era particolare in quel periodo e io mi ero stancato di testi troppo intimisti, così nacque, leggendo un libro di Samuel Butler, Erewhon, che descriveva una società dove tutto va  al contrario. I disonesti sono apprezzati e riveriti, la malattia è un crimine e i ladri inseguono le guardie: a qualcuno tutto ciò ricorda qualcosa???

 

 

Dopo "Erewhon" la Mellow sforna "News from Nowhere", sorta di antologia con brani vecchi per l'occasione rimasterizzati, inediti e pezzi live. Come nascevano i brani del Notturno?

News from nowhere è un cd particolare, è una sorta di riepilogo di cose fatte in precedenza, tratte anche dai demo tapes. In più ci sono brani che dovevano essere pubblicati dalla Musea sulla versione cd  di The hiding place (versione che non fu realizzata perché i tizi della Musea ci dissero che fin quando non avessimo comprato noi stessi le copie rimanenti del vinile non ci sarebbe stato nessun cd e tutto questo, bada bene, ci fu comunicato dopo aver speso una barca di quattrini per registrare i pezzi inediti), brani registrati dal vivo, duetti per chitarra classica, cover dei Marillion. I nostri brani nascevano e nascono da un'idea mia o di Raffaele che poi viene, spesso, anche stravolta rispetto all'intenzione originaria. Molto spesso procediamo per tentativi fin quando non troviamo qualcosa che ci convince. Diciamo che questo è il grosso vantaggio di avere un proprio studio: puoi sempre correggere quello che hai fatto.

 

La vostra attività live era piuttosto consistente, ce ne parli? Trovi che attualmente ci siano le stesse condizioni per suonare dal vivo?

Per un certo periodo, tra la fine degli anni '80 e i primi '90, ci abbiamo dato veramente dentro, suonando dove potevamo. Era anche una scelta obbligata per promuovere la nostra musica. All'epoca c'era un interesse abbastanza forte per il prog italiano e quindi abbiamo avuto modo di suonare in vari festival, a Firenze, Terni, Roma, ma era ed è piuttosto difficile fare concerti dalle nostre parti (ad esempio a Napoli non ci è stato mai possibile suonare) e la situazione credo non sia migliorata nel frattempo. Io personalmente ho tenuto anche concerti di chitarra classica e ho fatto anche del piano bar, che è un 'esperienza per certi versi formativa, ma alla lunga frustrante.

 

Fine 1994: dopo aver ristampato "The Hiding Place" (con bonus tracks), arriva il quarto lavoro, "The glass tear", molto maturo, registrato per la prima volta con un uso intensivo del computer. Ci parli di quella gestazione?

Adesso abbiamo diradato le nostre sessions (ci vediamo un paio di volte alla  settimana), ma all'epoca (1993/1994) suonavamo e registravamo tutti i giorni (da notare che in diverse occasioni le parti di basso le suonava Raffaele, anche se erano accreditate ad altri) e come ti dicevo avevamo un'attività live piuttosto intensa. Credo che The glass tear è il disco che più mi appartiene a livello di composizioni e come contributo strumentale. Un amico, Orazio Grappone, ci aveva rivelato le incredibili potenzialità della computer music, così acquistammo un Atari (all'epoca era il massimo o quasi) e fummo in grado di produrre la nostra musica in maniera più veloce e precisa, senza contare che potevamo sbizzarrirci a modificare e a smontare a piacimento le nostre canzoni per sperimentare le soluzioni che più ci piacevano.

 

I vostri lavori hanno sempre avuto come punto di riferimento l'ormai leggendario Transparent Studio, devo dire che rispetto a molti vostri colleghi eravate anche abbastanza in "confidenza" con la tecnologia! Vero? Ogni lavoro poi segnava cambi di formazione e collaborazioni diverse, come mai?

Devo confessarti che all'inizio guardavo con profonda diffidenza la tecnologia che Orazio ci aveva fatto conoscere, ma poi ho dovuto imparare a gestirla perché ti semplifica enormemente la vita e ti consente di realizzare prima e meglio quello che vuoi, senza dover dipendere da costosissimi studi, in mano a persone non sempre all'altezza della situazione. Dopo l'Atari siamo passati al Macintosh, ed è stato un gran bel salto di qualità, avventurandoci nell'hard disk recording. Conosciuto il Mac non l'abbiamo più lasciato (io ne ho due!) e tutto quello che abbiamo registrato dal 1995 in poi è stato realizzato col computer. Per quel che riguarda la formazione del gruppo per un po’ di tempo abbiamo avuto una line-up più o meno fissa, ma le decisioni le prendevamo sempre in due. Poi, per migliorare le nostre performances dal vivo abbiamo cambiato anche la sezione ritmica (che è sempre stata il nostro punto debole). Personalmente mi piacerebbe avere una formazione più stabile, ma con persone che diano un contributo vero alla nostra musica e che non vivano a rimorchio degli altri, solo perché sono amici miei o di qualcun altro. Gente che ha figurato nei nostri dischi, ma le cui parti sono state suonate, in gran parte da altri…. Adesso stiamo seriamente pensando di fare qualche altra serata e   credo ci daranno una mano alcuni dei musicisti presenti  nel nostro ultimo cd, gente che può fornire un contributo positivo per far crescere la nostra musica.

 

Quali furono le caratteristiche che segnarono il passaggio dagli anni '80 ai '90? Non solo nel progressive…

Ci sono stati così tanti cambiamenti…..io credo che l'home recording sia stata una svolta importante: chiunque, spendendo una cifra ragionevole, può realizzare un prodotto dignitoso. Seguo la scena progressive in maniera più distaccata… Inoltre i  miei gusti sono un po' cambiati …In generale credo che si stia sempre più affermando la tendenza, ancora di più che in passato, a privilegiare l'immagine anziché il contenuto,  e che l'industria discografica così come la conosciamo è destinata a soccombere (finalmente!) perché Internet ha cambiato molte cose.

 

Il  vostro nome appare sempre nei tributi che la Mellow Records offriva ai numi tutelari del progressive: per dovere di cronaca Genesis, VDGG, Camel, Caravan (il tributo alla scena di Canterbury) ed Acqua Fragile (il tributo al pop italiano). Con quale atteggiamento eravate soliti porvi dinanzi a queste opere? E cosa pensi in generale di queste operazioni-tributo?

Abbiamo cercato di reinterpretare i brani evitando una riproposizione acritica, che non avrebbe avuto senso…..Amo questa musica con la quale sono cresciuto e abbiamo cercato di dire qualcosa di personale, se possibile. Abbiamo partecipato anche per avere un minimo di ritorno pubblicitario.

 

Dopo "The glass tear" ci sarà una sosta, nel 1998 un tuo lavoro solista a nome "Luz Escondida": un album molto diverso dalla produzione del Notturno, tuttavia suggestivo, delicato ed intimista. Ce ne parli? Cosa ha significato per te questo lavoro?

In  realtà ho fatto parecchie serate (molte di piano bar), abbiamo allestito il nuovo studio, c'è stato il nostro contributo alle compilations della Mellow, io ho approfondito i mei studi, abbiamo imparato a usare con maggiore confidenza il computer. Quindi la "sosta" è stata piuttosto attiva, come vedi. Luz Escondida è nato durante il periodo in cui facevo delle serate con una cantante. Avevo composto  diversi pezzi che mi sarebbe piaciuto registrare,  e ce n'erano altri del Notturno che non erano stati mai utilizzati, inoltre potevo contare su una discreta voce. Il cd è servito anche per impadronirmi, in maniera più appprofondita, delle tecniche di registrazione digitale, che possono fare miracoli anche sulla voce. Guardando retrospettivamente Luz Escondida,  fosse uscito un anno dopo, con le cognizioni che ho poi acquisito, e con il contributo di gente più motivata sarebbe stato ancora migliore. Riascoltandolo, i pezzi che mi piacciono di più sono quelli strumentali.

 

 

Finalmente nel 2002 il quinto lavoro del Notturno Concertante. Cosa hai fatto in questi anni?!?

Abbiamo diradato le nostre apparizioni dal vivo ma abbiamo continuato a  registrare più che altro musica strumentale. Una consistente parte di queste composizioni sono state utilizzate come commento sonoro per documentari andati in onda su Rai International e poi anche su Raiuno e Canale 5….come vedi il nostro amore per la musica strumentale si è rivelato alla fine fruttuoso. Io ho anche registrato parecchi brani per chitarra classica e mi piacerebbe realizzare un cd solo con queste musiche (ho pronte mie composizioni e ho registrato brani di Hackett, Sor, Lauro e Mertz). Abbiamo registrato anche qualche gruppo locale, ma questa attività non mi ha mai entusiasmato.

 

"Riscrivere il passato": un titolo significativo, cosa si cela dietro questa scelta?

Si tratta di una citazione da 1984 di George Orwell, ma il senso di questa frase è diverso da quello (molto sinistro!) che l'autore gli attribuisce nel romanzo. Noi ci riferiamo al fatto  di reinventare vecchi brani e riscriverli alla luce di una nuova sensibilità.

 

Tu e Raffaele siete gli unici "sopravvissuti" delle line-up passate, come mai? E com'è avvenuta la "cernita" degli attuali musicisti?

Era inevitabile e giusto che succedesse: purtroppo come ti dicevo prima, non abbiamo mai avuto la fortuna di trovare altre persone con le stesse nostre motivazioni per cui le formazioni del Notturno non erano quasi mai fisse. Nel nuovo cd un grosso aiuto ce l'ha dato Raffaele Tiseo, un violinista beneventano molto eclettico che ha anche una notevole capacità d'improvvisazione. Importante è stato pure il contributo di Caterina D'Amore al flauto,e di Paolo Picone alla batteria e alle percussioni. Infine il contributo di Graziano Mossuto, il fisarmonicista, è avvenuto in maniera particolare. Gli ho spedito il cd con le parti da registrare ad Agrigento, dove vive,  e lui mi ha restituito il cd con le parti realizzate nel suo studio. La tecnologia ha fatto diventare questo  collaborazione a distanza ormai quasi una prassi…

 

L'album è sicuramente molto diverso dai precedenti, per la prevalenza del momento strumentale e per il cantato in italiano, per il "flirt" con sonorità folk e celtiche e per la ricerca melodica sempre più intensa. Tutto qui o c'è qualcosa di più "intimo" che lo differenzia dai suoi predecessori?

La tua analisi è pienamente condivisibile: mi piace molto la musica strumentale, adoro la musica folk celtica. In più abbiamo cercato di dare una carica maggiore ai nostri pezzi, che non saranno mai di rock duro ma che credo siano più coinvolgenti .

 

Fiore all'occhiello del cd sembra essere "Io ti amo", su testo di Stefano Benni: come siete arrivati all'autore di "Bar Sport" e "La compagnia dei Celestini" (tanto per nominarne alcuni)?

Credo di avere tutti i libri di Stefano Benni (adoro Bar sport) e abbiamo notato che le sue Ballate si prestano molto ad essere musicate. Abbiamo composto anche un altro brano su testo di Stefano (Ahmed l'ambulante), ma non abbiamo fatto in tempo a registrarlo per il cd. Ed è stato un peccato perché, vista l'ambientazione un po’ etnica del cd, non avrebbe certo stonato in quel contesto. Può darsi che inseriremo  Ahmed sul sito di Benni perché il webmaster (che è di Napoli) sta pensando di mettere su una sezione dedicata agli autori che hanno musicato Benni. Abbiamo poi conosciuto personalmente Stefano a Napoli e ci ha molto gentilmente fornito il permesso per utilizzare il suo testo sul nuovo cd.

 

Oltre al brano precedente anche altri sono sulle stesse coordinate, con un grosso sforzo negli eleganti arrangiamenti, nella vena melodica mai "radiofonica", e penso a "La città nuova" o "Gente dietro la finestra". Come si riesce a far coincidere una forma comunicativa più diretta con l'esigenza di non compromettere l'integrità artistica?

Provando e riprovando varie soluzioni…..Infatti abbiamo approntato varie versioni dei brani di cui sopra, alcune anche strumentali. Come ti dicevo un proprio studio è essenziale per ripensare quello che registri: abbiamo trascorso innumerevoli week end nello studio alla ricerca di immediatezza che non fosse banalità o desiderio di compiacere il pubblico: abbiamo provato a fare cose più immediate senza scordare il nostro background.

 

Del tutto nuovi per la produzione targata Notturno sono pezzi molto vicini ad atmosfere folk ("Per/versi", "La danza") e celtiche ("Giga", "If the winter…"): è la prima volta che ascoltiamo da parte vostra un'adesione a certi suoni, come mai?

Credo che un interesse per il folk (specie quello celtico) fosse presente anche in The glass tear e in Luz Escondida. Abbiamo sottolineato quest'aspetto nell'ultimo cd un po’ perché abbiamo ascoltato molta musica etnica e molto perché abbiamo avuto la fortuna di collaborare con i musicisti di cui ti dicevo. Raffaele Tiseo poi, suona  in un gruppo di musica irlandese…..In generale in futuro utilizzeremo sempre più strumentisti, anche se vivendo a Grottaminarda non è semplice trovare gente all'altezza, e limiteremo al massimo l'uso di synth e suoni campionati. Più passa il tempo e più ci vediamo come un duo dedito a comporre musica, a trovare idee che poi vengono concretamente realizzate da uno strumentista.

 

Ancora una volta poi sono presenti quei brevi e delicati momenti acustici per piano e chitarra, penso a "En clave de sol" o "So many things…".

Agli inizi il Notturno era un duo acustico…ogni tanto, per fortuna, questa vene riemerge. D'altronde questi brani hanno il pregio di prestarsi bene come commento sonoro ( e in questo senso come ti dicevo sono già stati utilizzati).

 

 

L'amore per il progressive non cessa, nei piccoli tasselli che impreziosiscono il tutto, nelle sfumature, nella prevalenza del momento strumentale, in "Electric Rain" o "Flood of tears", nel magnifico omaggio ai Genesis, "Six of the best"… Ce ne parli? Ma lo segui ancora il prog? E quali artisti ritieni oggi siano i più interessanti?

Penso di avere un atteggiamento un po' più distaccato rispetto al progressive. Ma sia ben chiaro certe cose continuano a piacermi (soprattutto i primi Genesis, i King Crimson, Peter Gabriel). Il brano a cui ti riferisci si chiamava inizialmente Starting point proprio perché era il brano iniziale dei nostri concerti. Abbiamo pensato che fosse un pezzo ancora valido e lo abbiamo registrato per ribadire l'amore verso questo tipo di musica. Credo che oggi nell'accezione progressive debbano essere compresi anche aspetti musicali non sempre precisamente riconducibili alla stagione d'oro del progrock inglese. Un gruppo veramente progressive potrebbe quindi essere gli Afro Celt Sond System, un'interessante sintesi di folk, rock, campionamenti, musica celtica e africana.

 

Mi ha colpito in modo particolare la rilettura di "Erewhon", molto toccante e suggestiva, quasi a rappresentare l'essenza dell'album, non trovi?

In effetti sono presenti in questo brano vari aspetti della nostra musica. La ricerca di semplici e spero suggestive linee melodiche, realizzata alternando momenti tranquilli ad altri con più pathos e poi un'attenzione evidente per gli  aspetti ritmici.

 

Il vostro "stile" ha sempre privilegiato l'aspetto romantico ed intimista, a differenza di tanti vostri colleghi che puntano invece sul virtuosismo e sul tecnicismo: non ritieni che questi ultimi siano gli elementi più deleteri di certo prog?

Beh, l'elenco dei musicisti che mi piacciono credo sia illuminante a questo proposito. Preferisco mille volte i pezzi che mi emozionano piuttosto quelli che mi stupiscono.

 

Anche in questo lavoro si nota uno sforzo non indifferente negli arrangiamenti e nelle tecniche di registrazione, vero?

C'è stato un indubbio salto in avanti e la parte ritmica è stata curata con minuziosa attenzione. Abbiamo lavorato mettendo a frutto tutta la nostra esperienza e  tutto ciò che la nostra attuale attrezzatura ci consentiva, ma questo, francamente, non mi pare sia andato a detrimento dell'immediatezza e della freschezza dei pezzi.

 

Di nuovo con la Mellow di Moroni: cosa ne pensi del tuo produttore? Quali pregi e quali difetti ha la label del "faraone"?

Credo vadano tenute presenti due cose: da un lato Moroni pubblica  un po’ di tutto senza un'adeguata spinta promozionale e d'altronde per fare una degna pubblicità ci vogliono tanti soldi), da un altro lato credo che la sua sola presenza sia meritoria: senza di lui molti gruppi non avrebbero mai avuto la chance di realizzare un cd.

 

Senti, sono note le vostre prese di posizione contro certa stampa che non ha mai trattato con rispetto (anzi con netta superficialità) la vostra produzione: quali sono i problemi dell'informazione musicale italiana? E com'è messa l'informazione progressive?

Ci sarebbe molto da dire su quest'argomento. La nuda verità è che l'informazione giornalistica musicale è  ora solo un business. Oggi il giornalista è quasi sempre la cassa di risonanza di quello che decidono le majors, cioè non fa informazione ma dà una mano a vendere. C'è un noto (purtroppo) critico musicale di Repubblica che, per fare un esempio di commistione tra critica e mondo discografico, ha sovvertito il giudizio di una giuria per far vincere un noto concorso ad un gruppo "amico"….. Naturalmente questo ragionamento vale per le testate che escono in edicole, mentre le fanzine, grazie a Dio, possono strafregarene dei vari ducetti dell'industria discografica italiana e dei "disinteressati pensatori" di cui sopra e sono animate solo da una sana passione.

 

Ai tempi dei vostri esordi la promozione passava attraverso mezzi sotterranei, quasi "carbonari", oggi Internet: sono così marcate le differenze dagli anni '80 o è cambiato solo il mezzo? Avete un website?

Il miglioramento è  innegabile. Oggi puoi sapere in tempo reale le informazioni più disparate, ascoltare mp3 di gruppi sconosciuti per farti un'idea di cosa fanno….Anche qui, come nel caso degli home studios, la tecnologia si è tradotta sostanzialmente in un allargamento delle possibilità per tutti. La nostra, e non mi riferisco solo alla musica del Notturno, è una musica, purtroppo, di nicchia: con Internet è possibile per tutti ritagliarsi uno spazio per poter comunicare il proprio messaggio. Naturalmente la grande popolarità passa sempre per i soliti canali: in poche parole se non fai vari passaggi per i network nazionali per il grande pubblico semplicemente non esisti. I discografici lo sanno così bene che  hanno inventato gruppi virtuali che, per il solo fatto di essere spesso in tv, sono famosi. È la sindrome del grande fratello: prendete una persona qualsiasi, fatela vedere spesso per televisione e ne farete una star (per un po’ di tempo).

 

In conclusione Lucio, volevo chiederti cosa bolle in pentola dopo l'uscita del vostro lavoro e soprattutto se sei soddisfatto di "Riscrivere il passato".

Abbiamo realizzato le musiche per un documentario girato in Amazzonia, stiamo scrivendo altri brani per un film intitolato Il Natale rubato. Le nostre musiche sono state utilizzate anche per la sonorizzazione di un documentario di carattere medico. Intanto abbiamo registrato del nuovo materiale che utilizzeremo  per altri commenti sonori. E c'è sempre in piedi il mio progetto acustico.

 

Una confidenza: come e  per cosa ti piacerebbe sia ricordata la vostra musica?

Ai posteri l'ardua sentenza….mi basterebbe solo che possa essere ricordata!!!!

 

 

                                            Intervista raccolta da Donato Zoppo

 

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 AMELIA!

 

 


 

Lucio Lazzaruolo

 
Davide
Buongiorno Lucio. L’ascolto del tuo nuovo lavoro, se mi passi il termine, è stato per me un bagno purificante. Parlo di una purezza di cui c’è sempre maggiore bisogno in quest’epoca di spettacolarizzazione, sempre più fine a se stessa, della musica sia colta, sia extracolta. Qual è il tuo punto di vista al riguardo, considerate anche le note introduttive in copertina curate da Donato Zoppo che citano Allevi e Solima?
 
Lucio
Buongiorno a te. Grazie per le tue parole. Per me la realizzazione di questo disco non è consistita, al solito, nel mettere in evidenza aspetti tecnici o culturistici della musica (la spettacolarizzazione della musica come dici tu, non mi appartiene proprio). Tutto il progetto, come quello precedente “My favourite”, è basato sul concetto di comunicare emozioni. Attraverso delicate miniature, brani ritmicamente non ossessivi, lontani anni luce, spero, dalle volgarità imperanti. Una scelta ponderata per far conoscere, anche ad un pubblico che non segue il mondo classico, alcuni aspetti musicali che mi hanno dato e continuano a darmi emozioni.
 
 
Davide
Rispetto al tuo lavoro in campo progressive rock con il Notturno Concertante, cosa ti ha condotto  a realizzare un disco di chitarra classica nelle sole vesti di interprete
 
Lucio
Tutto nasce dal fatto che sono diplomato in chitarra classica e  che per un certo periodo ho tenuto concerti con una discreta frequenza. E’ sempre stato per me intrigante cimentarmi come interprete, oltre a continuare l’attività col Notturno. Sono due mondi musicali diversi, ma comunicanti, perchè sono maturato come musicista, in tutti i sensi, suonando la musica classica. Questo mi ha consentito di progredire non solo come interprete ma ha altresì influenzato il mio gusto musicale, anche il mio lavoro col Notturno, sebbene col gruppo io suoni più che altro le tastiere. Non è importante, secondo me, il mezzo – la chitarra, il piano – ma aver sviluppato, credo, una accresciuta capacità di comprensione  della musica, nella sua accezione più ampia. Io mi sento, insomma, prima musicista e poi chitarrista.
 
 
Davide
Hai scritto tu stesso pagine di chitarra classica? Perché non hai voluto includere anche una tua composizione in “Amelia and other favourites”?
 
Lucio
Nel primo cd l’ho fatto. Col senno di poi mi è sembrato non appropriato includere le mie composizioni accanto a quelli che sono dei “monumenti” della letteratura per chitarra. Chissà, in futuro potrei registrare ex novo vecchi brani acustici del Notturno e altri di più recente composizione, magari per realizzare un  nuovo cd.
 
 
Davide
Tu suoni anche le tastiere. Per questo motivo sei così affascinato da Johann Kaspar Mertz, che forse, con le sue elaborate armonie, meglio di chiunque altro riuscì a elaborare ed eseguire uno stile quasi pianistico della chitarra?
 
Lucio
Probabilmente sì. In generale trovo il piano uno strumento molto più adatto alle mie inclinazioni musicali  e ascolto molto volentieri  musica per questo strumento. Confesso di avere il rimpianto di non aver studiato il pianoforte, per il quale mi sento abbastanza portato. Per quel che riguarda Mertz credo che, in realtà, la sua musica abbia caratteristiche molto chitarristiche, con il ricorso ad un uso frequente di corde a vuoto. Nella sua musica,  è vero, si colgono forti eco romantiche, già dai titoli, ma mi affascina soprattutto il nitore, la freschezza, la godibilità della sua musica. Ed è un piacere anche suonarla.
 
 
Davide
Quali compositori per chitarra prediligi e perché?
 
Lucio
DI Mertz ho detto. Voglio solo ribadire che mi sembra un musicista ancora molto sottovalutato, specie negli ambiti accademici La musica di Sor è per me un capolavoro di gusto ed equilibrio. Il musicista catalano è tanto più da apprezzare in quanto mette in rilievo sempre gli aspetti più squisitamente musicali e tralascia, in genere, quelli più tecnici. Musica semplice, lineare, essenziale. E bella, godibile, tersa, chiara….
 
 
Davide
Quali chitarristi invece? Qual è stato il più prezioso insegnamento ricevuto e da chi, quello che ha più caratterizzato il tuo approccio e il tuo rapporto con lo strumento, il tuo stile? Su impulso di chi hai preferito e conosciuto la chitarra?
 
Lucio
Ho conosciuto la chitarra classica ascoltando la musica rock. Sembra una cosa strana, ma  in realtà non lo è. Negli anni 70 il rock progressive imperante era connotato da un insieme di contaminazioni culturali. E la musica classica la faceva spesso da padrone. Sono grato a Gianvito Pulzone, un amico oltre che un ottimo insegnante, perchè lui, a differenza di altri, è stato bravo nel motivarmi e mettermi in condizione di dare il meglio… Ti assicuro che spesso, invece, trovi insegnanti che tendono troppo spesso a scoraggiarti. Questo è un atteggiamento, per usare un eufemismo, censurabile. Purtroppo ci sono ancora tanti insegnanti nel conservatorio che fanno  danni….
 
 
Davide
Cosa pensi della chitarra classica contemporanea? Ci puoi dare qualche indicazione su chi e cosa merita di essere ascoltato oggi tra i contemporanei e perché?
 
Lucio
Non ho una conoscenza approfondita della chitarra classica contemporanea. Mi piacciono molto alcuni brani di Angelo Gilardino, Carlo Mosso e Roland Dyens. Li ho pure suonati e non escludo di poterli un  giorno registrare.
 
 
Davide
Quali sono le migliori chitarre classiche secondo te? Tu quali usi?
 
Lucio
Io uso una Giussani e ne sono particolarmente contento. Ha un suono pastoso, pieno, caldo, avvolgente… in sede di registrazione ho cercato di mantenere quanto più è possibile inalterate le sue caratteristiche. Rimpiango di non poterla usare dal vivo col Notturno. In quel caso ripiego su di una discreta Yamaha amplificata, ma è appunto solo un ripiego.
 
 
Davide
Nel tuo lavoro hai rivisitato anche un brano anonimo del XVI secolo, “Se io m’accorgo ben mio d’un altro amante”. In origine fu scritto per liuto. Cosa ne pensi di Narciso Yepes, promotore e sostenitore della chitarra a dieci corde per la trascrizione e l’esecuzione ideali dei pezzi rinascimentali originariamente ideati con e per il liuto?
 
Lucio
Yepes è uno dei primi musicisti classici che ho conosciuto. Ricordo di aver comprato diversi dischi incisi da lui per la Deutsche Grammophone. Ho letto qualcosa sulla 10 corde, che usava anche Mertz. Ma in quel caso era il tentativo di fronteggiare in qualche modo la potenza sonora del pianoforte in epoca romantica. Credo che l’atteggiamento di Yepes possa essere considerato legittimo e finanche filologicamente corretto. Tuttavia certa letteratura liutistica mi pare funzioni abbastanza bene anche sulla chitarra classica a sei corde.
 
 
Davide
Qualche anticipazione sul nuovo imminente disco del Notturno Concertante, “Canzoni allo specchio”?
 
Lucio
E’ in sostanza una sorta di prosecuzione del lavoro precedente, Riscrivere il passato. Ci sono brani parecchio diversi tra di loro, alcuni anche non recentissimi. Potremmo dire che è un disco progressive in ampia accezione, perchè accanto a influssi classici ve ne sono altri etnici, rock, folk, jazz. In questo hanno giocato un ruolo fondamentale i nuovi componenti del Notturno (Carmine Marra ai sax, Carmine Meluccio al violino, Giuseppe D’Alessio al basso, Simone Pizza alla batteria, Giuseppe Relmi alla voce, oltre Raf Villanova, componente storico del Notturno). Il disco sarà dedicato alla memoria di Antonio D’Alessio, il nostro bassista scomparso per un terribile male a soli 32 anni. Se penso ai bassisti  avuti prima di lui comprendo quanta è stata importante la sua presenza, umana e musicale, per la rinascita del nostro gruppo. Ora il suo posto nel Notturno è stato preso dal fratello Giuseppe, un bravissimo musicista e un vero amico.
 
 
Davide
Naturalmente, quando uscirà, spero di poterne riparlare con te. Andrés Segovia disse che non si deve diventare dei geni per suonare la chitarra, ma basta sviluppare braccia potenti ed educarsi alla perseveranza. Ma lui diceva così anche per debita modestia a cotanta eccellenza di successo. Quale consiglio daresti invece tu a chi sta ancora studiando o si sta accingendo a studiare la chitarra classica?
 
Lucio
Il primo consiglio è quello di trovarsi un insegnante intelligente, che non schiacci la personalità dell’allievo, non ne mortifichi gli slanci e gli dia modo di esprimersi senza paure. Ovviamente, specie agli inzi, è una questione di fortuna. Temo non sia semplice trovare un insegnante che motivi allo studio e che comunichi l’amore per la chitarra. Poi conta molto la disciplina, uno studio rigoroso, consapevole, direi critico della chitarra.
 
 
Davide
Quali chitarristi non classici apprezzi maggiormente e perché?
 
Lucio
Mi piacciono moltissimo David Russell, Julian Bream, John Williams… insomma i nomi storici del chitarrismo mondiale
 
 
Davide
Presenterai “Amelia and other favourites” in incontri e concerti. Dove e quando i prossimi?
 
Lucio
Sì. Credo che farò qualche presentazione. Due chiacchiere e poi  l’esecuzione di qualche brano tratto da My favourite e da Amelia. Credo che girerò pure un piccolo videoclip che sarà proiettato durante queste presentazioni. Al momento non so di preciso dove si terranno queste presentazioni, ma immagino non molto lontano da dove vivo.
 
 
Davide
Qual è stata la tua più grande soddisfazione come musicista e quale ancora stai ricercando?
 
Lucio
La più grande soddisfazione?  Essere in grado di suonare quel che volevo senza condizionamenti commerciali. Ho scritto e fatto ascoltare la musica che mi piace. A ben pensarci non è una soddisfazione da poco.

 
Davide
Grazie. A’ suivre.
 
Grazie a te….
(intervista raccolta da Davide Riccio)
 
 
Pink (di Fabio Mingarelli)

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