Notturno Concertante

Ethno Rock Progressive

I cd del Notturno. Una breve guida.

Posted by admin On settembre - 28 - 2009

The hiding place (Musea 1989 – Mellow Records 1994)

The hiding place

L'esordio del Notturno vede la luce nel 1989, prodotto dalla Musea Records di Metz, ristampato poi dalla nostrana Mellow Records nel 1994, un anno dopo, dunque, l'uscita del secondo lp "Erewhon". Erano gli anni di Arcansiel, Malibran, Edith, Nuova Era, Ezra Winston e Aton's, nasceva il new prog italiano. "The Hiding place" è un lavoro ancora oggi fresco e godibile, nato dopo una manciata di fortunate demo, con una formazione schierata a quintetto ed una track-list con perle come "Half human town", "Seventh wave", la stessa fiabesca title-track. Fu proprio la band a riconoscere l'enorme tensione creativa che era dietro l'lp, materializzatasi in un cospicuo numero di idee che impreziosivano brani come "Wandering dreams" o "Lumieres dans la nuit", in bilico tra sinfonismi, struggente romanticismo ed echi fusion. Tra forti riferimenti ai Marillion ("Interlude") ed al folk romantico di Anthony Phillips ("Half human town"), il lavoro è ancora oggi ricordato come una delle cose più rappresentative ed apprezzate di quel particolare periodo italiano: "A legacy of allegiance" e "Screaming Cassandra in the desert" segnano atmosfere ariose e rarefatte, barocchismi ed equilibrati interventi di chitarre e piano a rafforzarne l'impostazione sinfonica. "Like the wind" è "in nuce" la classica composizione del notturno, una breve e malinconica pièce per chitarra e voce che influenzerà molto i lavori a venire, dicasi lo stesso per la misteriosa "The hiding place". La Mellow inserirà tre bonus tracks tra cui la delicatissima "Nocturne", il brano con cui i ragazzi parteciparono alla compilation "Double Exposure", curata da Steve Wilson.


Erewhon (Mellow Records 1993)

Erewhon

Il secondo lavoro del Notturno (cronologicamente il primo per la label di Moroni) è sicuramente quello che meglio esemplifica lo stile della band: romantico, intimista e riflessivo, schivo da da virtuosismi o facilonerie a buon mercato, con una commovente vena introspettiva. Si tratta di un lp che riesce a mettere in evidenza tutte le doti del gruppo, il quale nel corso degli anni dall'esordio ha subito dei rimaneggiamenti, con Villanova passato definitivamente al canto, affiancato da Betty Iandolo. Scende in campo anche il "mago dell'elettronica" Orazio Grappone. Ispirato ai fatti di Tangentopoli e all'atteggiamento passivo degli italiani di fronte a tali drammatici eventi, il lavoro segna anche il distacco dai modelli d'oltremanica per concentrarsi su un songwriting personale ed ispirato: la band finalmente comprende la propria vera attitudine, quella di comporre con eleganza ed equilibrio, ponderando soluzioni strumentali e passaggi vocali con la massima attenzione. Anche i testi sono ispirati e duri, estremamente disincantati. La splendida e struggente "Good at the art of surviving", "The air that walks", la title-track e tutte le altre sono testimonianza di grande sensibilità artistica e di grandi doti compositive, con le frequenti e "vive" atmosfere acustiche a fare da pendant alle ricorrenti partiture elettroniche. Stavolta le chitarre, elettriche e acustiche, il piano e le tastiere sono maggiormente dirette e partecipi, è la band tutta a dare il meglio, vedi "Before awakening" e la sua carica coda, "Wide open eyes". "Right or wrong my country" e le due parti di "Dreams Hunters", cariche di malinconia, forse sono invecchiate male (vizio di tutti i lavori new prog) ma risultano ancora oggi misurate ed eleganti, con una proverbiale classe che diverrà elemento costante della loro produzione. La copertina di Riccardo Mannelli, allora disegnatore della rivista "Cuore", con il suo tocco crudo e realista, è uno dei "memorabilia" di quel singolare periodo, storico e musicale.

 

News from Nowhere (Mellow 1994)

News from nowhere

 

Dopo il fortunato "Erewhon", il Notturno sforna un'antologia di inediti e live-tracks, a completamento di un felice momento creativo ed esecutivo. La band suonava molto dal vivo e alcuni brani ne sono prova, in particolare due cover emblematiche. "The Web" e "Grendel" non sono una mera riproposizione dei Marillion "Fishiani" ma un modo di interpretare un periodo di tenacia e di riscatto per il prog: la seconda in particolare, in chiave prettamente acustica, sottolinea la voglia di personalizzare un sound con le influenze folk e romantiche, sempre presenti e determinanti. Interessanti i momenti acustici di "Genius Loci", "Amour dure, dure amour" o della title-track, classicissimi brani del duo Lazzaruolo-Villanova, "The long tomorrow", coinvolgenti quelli più progressivi e romantici della mini-suite "The city is quite insane" o di "Graveyard people". Dal vivo (Napoli, Salerno e Roma, storico concerto quest'ultimo) ci sono "Waving not drowning" ed una magnetica "Seventh wave".

 

The glass tear (Mellow Records 1995)

the glass

 

L'ultimo lavoro degli anni '90 targato Notturno è il bellissimo "The glass tear", lp ricco di novità: da una parte la scoperta del computer che segnerà molto le composizioni pur non "scarnificandole", dall'altra suggestive ed ariose infiltrazioni folk/celtiche, spesso mediterranee, a fare capolino in pregiati brani come "La danza" o in "Giga". L'album è molto diverso da "Erewhon", sia nei momenti più "festosi", sia in quelli maggiormente riflessivi. Strepitosa la triade strumentale "Giga"/"Il mare della tranquillità"/"My spectre…": è qui che si coglie l'evoluzione del Notturno, nell'amalgama più avanzato, nella maturità degli arrangiamenti, nel definitivo superamento dell'incombente cappa new prog. Da ricordare le atmosfere più rilassate e malinconiche di "The price of experience" o della placida "The ghost of the sun at sunset"; ritornano i felici intrecci vocali già presenti in "Erewhon" (Villanova e Laura Moscaritolo nell'incalzante "Far away places"), avanzano , neanche tanto timidamente, certi passaggi dal sapore new age ("Braer"). I momenti strumentali tra romanticismo, folk e prog de "Il mare della tranquillità" o dell'ottima "My spectre around me night and day" sono occasione per la meditazione ed il raccoglimento. Struggente "So many things I would have done". Una menzione particolare la meritano i testi di Lazzaruolo, come al solito ispirati e profondi.

 

Riscrivere il passato (Mellow 2002)

Riscrivere  il passato

“Riscrivere il passato” si intitola l’ultimo album di “Notturno Concertante” ed è questo il punto. C’è, nel campo della musica progressiva (quella degli anni ‘70 tra rock e sinfonia, tra classica e favola, tra impegno ed euforia) la necessità, in qualche modo, di fare i conti con questo passato bello, accattivante, ma anche per certi versi ingombrante. Gli anni Settanta sono decisamente alle spalle. “Notturno Concertante”, band che nasce nel cuore dell’Irpinia con l’anima europea (ed è subito amata all’estero forse più che in Italia) è la testimonianza tangibile del nuovo prog. Prog e fog: anche grazie a loro le nebbie calate sul passato si sono diradate. Il vento, negli Ottanta, spira altrove lontano dalla “musica progressive”, poi pian piano tutto si fa chiaro. Lucio Lazzaruolo e Raffaele Villanova, in quel di Grottaminarda (AV), ci riprovano. Il loro sound, che è pioniere, che fa da apripista, nasceva da un clima pian piano ritrovato (non a caso all’inizio sono attratti dai Marillion il gruppo inglese che è praticamente il motore propulsivo laddove c’era stata una musica sconfitta dal tempo, dal punk, dalle nuove ondate). E ora circa 18 anni dopo, al quinto album (senza contare quello solistico di Lazzaruolo, “Leiz Escondida”) rifanno i conti con la storia, con loro stessi, con il loro passato. E’ il caso di “Erewhon”, suggestivo brano del ‘93 che a distanza di dieci anni si rivela riformulato, rinfrescato, rinvigorito (senza il cantato ma con un violino intrigante ed una ritmica possente su una avvolgente base orchestrale). La loro, oggi più che mai, è davvero una musica d’atmosfera (e non a caso i “Notturno” scrivono colonne sonore e musiche per documentari e trasmissioni Rai). Ma non ci sono le lunghe suite che caratterizzano il prog (il brano più lungo nel disco supera di poco i 4 minuti). Nelle 15 tracce ci sono loro, la loro musica, senza nostalgia ed alla ricerca di nuove strade, di nuove emozioni, tra il folk irlandese e celtico (“Giga”, “If the winter had its spirit”), l’amore per le atmosfere orchestrali, sinfoniche, corali (“Six of the best”, “Io ti amo” con lo splendido testo d’amore dello scrittore Stefano Benni) la musica da camera e classica (“Electric rain”), la vena melodica e mediterranea (“Per/versi”), il rock più marcato e la dimensione canzone d’autore impegnata (“La città nuova”) e poi le atmosfere acustiche (“En clave de sol”). Musica caleidoscopica, che è l’ieri raccontato ,reinterpretato ma che, allo stesso tempo, è l’oggi che guarda al domani. La loro musica appare – come titola l’ultimo brano – “la luce della notte”: un tappeto sonoro, una chitarra nel buio, ed una splendida voce femminile pinkfloydiana (guest Sabrina Caprarella) . Un balenio sonoro: così non ci sono più nebbie, non c’è più oscurità.                  (Gaetano Menna)


			
				 

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